“Non correggere”


Posted on gennaio 24th, by Gaetano in Blog. No Comments

cenote diversLa relazione, vasta e poco definibile, tra il mondo interno del Coach e quello esterno portato dal Coachee, è tra le cose che mi hanno colpito e affascinato di più quando ho iniziato la conoscenza e il percorso del Coaching.

Una volta il mio maestro di Tai Ki, rispondendo alla domanda su quale fosse il modo migliore per educare i figli, con la vibrante sinteticità propria della culture antiche, disse solamente: “non correggere”. Queste due semplici parole hanno continuato a risuonare nella mia mente per anni e attraverso il Coaching sono riuscito ad aggiungere concretezza alla loro lapidaria profondità.

Intanto, come padre, l’idea di “non correggere” mi è sembrata idealisticamente evocativa e bellissima, ma quasi impossibile da realizzare, in quanto ciò che avevo imparato dai miei genitori attraverso il loro comportamento nei miei confronti era invece di stabilire regole e farle rispettare, al di là dei miei desideri e aspettative. Poi ho capito, ma non credo di essere riuscito a metterlo in pratica, che “non correggere” non vuol dire lasciare fare ai figli tutto quello che vogliono o passa loro per la testa, ma entrare in relazione con loro rispettando la loro unicità, la loro vocazione, il loro essere se stessi, anche se non sempre essi stessi ne sono consapevoli. Un compito difficile ma che, con il Coaching, ho dovuto subito imparare a mettere in atto: il “sei Tu!”, grande e magnifica considerazione dell’altro come essere potenzialmente perfetto, così come tutti gli altri (cfr http://www.easycoaching.it/?p=711, Il voto del Bodhisattva e il Coaching su questo blog).

Mi vengono in mente tante cose da dire perché le parole “non correggere” aprono un mondo di considerazioni. Non correggere perché non c’è niente da correggere, c’è da accogliere, condividere, mettere in luce.

Un’ultima immagine prima di chiudere questo intervento: la sensazione “fisica” che ho avuto dalla mia prima sessione di Coaching e che si ripete spesso è quella di eseguire un’immersione insieme al Coachee in un’ampia grotta subacquea, soffusamente e placidamente luminosa, dove rimango, per la durata della sessione o per una parte di essa, in sospensione vicino al Coachee. Lì avviene lo scambio, la connessione profonda che permette al partner il contatto e la scoperta del suo essere più intimo. Ripensando a questa sensazione e associandola con il “non correggere” mi sono reso conto che un’immersione in acqua ci permette, anche se con le bombole, di non modificare l’ambiente dove ci troviamo, ma rimanere per un po’ in simbiosi con esso, in questo simile all’esperienza di Coaching.

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