Perché la Juventus ha perso la Champions League 2017?


Posted on luglio 17th, by Gaetano in Blog. No Comments

juve-real_giugno2017 dopo la sconfittaLa pesante sconfitta della Juventus nella finale di Champions con il Real Madrid del 3 giugno scorso, ci offre la possibilità di analizzare la nefasta influenza delle aspettative rispetto a qualcosa che deve ancora succedere, in qualunque campo: una gara, un appuntamento, un esame, un lavoro, la nostra vita.
In genere le aspettative si formano sulla base delle esperienze avute in situazioni simili e vengono rafforzate, positivamente o negativamente, dal nostro giudizio su quanto è successo.
E’ come se provassimo a tracciare una linea retta ideale che parte dal passato e si trascina fino a dove siamo, plasmando quasi senza sforzo i risultati degli impegni che ci troviamo ad affrontare.
Se ricordate, prima della finale di Champions, i giocatori della Juve, i suoi tifosi (e io sono uno di questi) e anche altri recitavano questo mantra: siamo arrivati in finale grazie a una stagione eccezionale, sesto scudetto, terza Coppa Italia consecutiva, porta quasi immacolata durante il cammino in Champions verso la finale, perché non dovremmo vincere la Coppa dei Campioni per la terza volta nella nostra storia? E tutti finiscono per credere a questa formula: deve essere così, è scritto nel cielo, l’abbiamo meritata, l’abbiamo quasi già vinta, al di là di quanto potrebbe succedere, al di là un avversario temibile, al di là e basta!
Come ben sappiamo, non è andata affatto così, nessuno l’ha consegnata alla Juventus, né prima di giocare né dopo la partita. La delusione è stata immensa, anche se si può meglio definire disillusione, lo scioglimento di una grande illusione, quella che il passato ci regali automaticamente, senza sforzo, il presente.
Questa è l’importante lezione che ci viene ricordata quotidianamente da quelli che chiamiamo insuccessi, sorprese, delusioni, ingiustizie. Creiamo continuamente mondi fittizi su quello che “dovrebbe” succedere (non “potrebbe”, attenzione!), realizzati con le quinte teatrali dei nostri giudizi e della nostra visione limitata su quanto è accaduto in passato, pensando che basti questo per garantirci il successo in futuro.
Quante palline da golf finiscono nel bosco o in un laghetto subito dopo un colpo che ha disegnato un arcobaleno tra il campo e il cielo? Quante volée contro la rete dopo un servizio impeccabile, quanti rapporti frantumati dopo un esordio da favola, quante aspettative sbriciolate contro la durezza del reale?
Tutto questo perché cerchiamo costantemente di dimenticare che la realtà è in continuo e costante mutamento e ciò che era vero ieri, o un minuto fa, quando abbiamo avuto successo, non esiste più. Le aspettative, il fatto di averle e soprattutto di crederci, dovrebbero invece avvertirci del pericolo di esserci distratti e imbambolati con la promessa di un passato che non potrà mai più ripetersi.

L’unico futuro già scritto è quello delle storie, non della storia.

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