Metà non basta!


Posted on agosto 26th, by Gaetano in Blog. No Comments

Gaetano metà sinistra giacca e cravatta

Lo scorso 22 marzo, nella poetica cornice della citta di Verona, ho presentato, all’interno della XI Conferenza Nazionale di ICF Italia, la Federazione dei Coach a cui sono associato, un mio intervento intitolato “La saggezza orientale e lo spirito del Coaching”.

Prima che toccasse a me, dopo il coffee break della mattina, un’altra relatrice molto brava ci ha introdotto al mondo della Mindfulness, facendoci fare anche una breve sessione di meditazione. Ottima occasione per calmare un po’ il mio nervosismo e l’emozione di dover presentare ai circa 150 coach presenti quello che non avevo mai esposto a nessuno, tenuto sempre per me, considerandolo un fatto privato, personale: il mio percorso spirituale, la ricerca, iniziata da ragazzo, di ciò che esiste al di là di ciò che si vede; ciò che si cerca dentro ma che è difficile raccontare e complicato condividere con chi non sta seguendo lo stesso percorso.

Come spesso avviene, fortunatamente in questi casi, il tempo della mia presentazione è volato. Quando ho controllato per la prima volta l’orologio erano già passati 30 dei 45 minuti a mia disposizione e le persone, i colleghi di fronte a me, mi sono sembrati ancora interessati a quello che avevo da raccontare. Questo mi ha permesso di portare a termine la presentazione con più sicurezza, saltando qualche passaggio per mancanza di tempo, ma riuscendo a trasferire il concetto fondamentale (anzi due, come ho scoperto dopo) che volevo mettere in luce.

L’obiettivo manifesto, e dichiarato all’inizio del mio intervento, era di mostrare come alcuni dei principi essenziali del Coaching sono gli stessi che guidano due importanti tradizioni di conoscenza e spiritualità orientali, ovvero lo Dzogchen, radicato in diverse scuole del Buddhismo tibetano, e il Taoismo, di origine cinese.

GR mentre introduce al Cavallo che dormeQuello che non mi era chiarissimo allora, ma che è divenuto tale nel corso del mio intervento e nelle ore successive, quando diversi colleghi hanno condiviso le loro esperienze con me, è che stavo esponendo e dando la stessa dignità alla parte di me stesso che avevo tenuto privata, nascosta, pensando che non fosse “presentabile” in ambienti lavorativi, istituzionali, “seri”. Stavo semplicemente facendo “outing” spirituale, ricomponendo le mie due anime e presentandole insieme, ri-unite: quella con la giacca e la cravatta, più “esterna” e quella in abiti comodi o nella divisa tradizionale bianca-nera del Tai Ki Kun, più “interna”.

Da allora, nella mia esistenza, con un crescendo quotidiano inarrestabile, mondi che sembravano lontani e inavvicinabili hanno mostrato le mille tessiture, l’ordito compatto e colorato che riporta tutto quello che facciamo alla nostra interezza di esseri umani.

Mi sono sentito e mi sento arricchito, completo. Finalmente in grado di godere e usare tutto quello che ho dentro di me.

Chissà perché mi sono sempre accontentato di vivere mostrando la metà di quello che sono. Metà non basta!

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