L’importanza e il piacere di chiedere aiuto agli altri


Posted on novembre 7th, by Gaetano in Blog. No Comments

piedi-bambinoSono sempre stato uno a cui non piace chiedere. Odiavo chiedere indicazioni stradali. Fermarmi, scendere dalla macchina o, peggio ancora, abbassare il finestrino per chiedere aiuto mi è sempre sembrato poco pratico e disdicevole. Credo che molte persone, specialmente di sesso maschile, siano convinte che chiedere aiuto agli altri sia una prova di debolezza. Associato a questo comportamento c’era quello di esitare ad entrare in relazione con le persone che non conoscevo; in fondo, se non le conoscevo, perché avrei dovuto stabilire un contatto?

La scorsa estate ho avuto il compito di organizzare a Roma, per conto di ICF,  la conferenza di un professore americano esperto di intelligenza emotiva. Il giorno della conferenza ho portato David Ryback, questo il nome del professore di Atlanta, a visitare alcuni dei luoghi per me più significativi di Roma, da San Clemente al monte dei cocci a Testaccio, il campidoglio, salendo dal retro con quel fantastico affaccio sui Fori. Quando, durante il nostro tour, mi capitava di lasciare David da solo per qualche minuto lo ritrovavo sempre in chiacchiere con qualcuno, di solito turisti, ma non solo. Mi meravigliava un po’ il suo comportamento, questo sua ricerca di condivisione anche per brevi istanti con dei perfetti sconosciuti. Io non l’avrei mai fatto. Che bisogno c’era? mi domandavo.

Qualche settimana dopo, quando David era già ritornato in America, ho capito che lui stava usando, da esperto di relazioni tra esseri umani qual è, una consapevolezza apparentemente semplice e davanti agli occhi di tutti: siamo già collegati l’uno all’altro, siamo già tutti in relazione, nessuno escluso. Questo ci permette di avere una rete di sostegno praticamente infinita. Il fatto incidentale di non aver fatto fisicamente la conoscenza l’uno dell’altro non toglie niente al fatto che condividiamo lo stesso spazio, la stessa aria, mangiamo le stesse cose, abbiamo culture collegate, linguaggi permeabili, sentimenti molto simili quando non completamente identici.

E’ come se il mignolo del nostro piede si rendesse improvvisamente conto di essere collegato a tutto il nostro corpo attraverso milioni di interazioni continue e scoprisse di non essere più solo, non esserlo mai stato e potere quindi chiedere aiuto a tutto il suo “network”: le altre dita dei piedi, le mani, gli occhi, il cervello, tutte le parti del corpo!

All’improvviso si è squarciato il velo di dubbi (e apparenti certezze) che mi avvolgevano e ho iniziato a cambiare il mio atteggiamento verso gli altri. Ho iniziato a chiedere aiuto, entrare educatamente in relazione con gli altri. Ho scoperto che da solo, e da solo non sono veramente mai (ma l’ho scoperto solo adesso…), tutto quello che devo fare è più complicato, lungo, tortuoso, difficile, come le strade alternative che il mio navigatore si inventava quando mi rifiutavo di chiedere a chi ne sapeva senz’altro più di me.

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